Sono un gran sostenitore del sistema operativo open per eccellenza e non lo nascondo, ma cerco sempre di non essere un fan. Ci tengo troppo ad essere obiettivo e, pur ammettendo che è impossibile esserlo sempre, almeno provo ad esserlo il più possibile. Insomma pur sostenendo GNU/Linux sono consapevole che non si tratta del sistema operativo perfetto (come non lo sono neanche Windows e OSX).
Così oggi per par conditio racconterò della disavventura software di questi giorni.
L’ho installato qualche mese e l’ho finito nelle scorse settimane con grande soddisfazione.
Parlo di BioShock, a detta di molti uno dei migliori sparatutto degli ultimi anni. Ed essendo gli FPS un genere che mi ha appassionato dai tempi di Wolfenstein 3D, non potevo resistere all’offerta presso una nota catena specializzata in videogame.
Devo ammettere che la demo mi aveva lasciato piuttosto perpresso quando l’ho giocata un annetto fa. Problemi nella gestione dell’audio rendevano il gioco troppo confuso, soprattutto per le sue originali particolarità. A dire la verità anche installando il gioco completo ho avuto qualche problema con l’audio, ma sui forum della casa madre ho trovato la soluzione: attivare il “missaggio” per la registrazione nella configurazione Vista.
Sotto l’aspetto tecnico il gioco è veramente ben fatto: grafica meravigliosa, ottimo sonoro e rari i momenti di rallentamento (probabilmente dovuti più ad attività in background del mio PC).
Ora devo avvertirvi che potrebbero esserci delle anticipazioni sulla storia, quindi leggete a vostro rischio
Con un ritardo di appena un giorno è stato rilasciato ieri la nuova release della più famosa distribuzione di GNU/Linux, Ubuntu.
Per una volta mi risparmio di scrivere cos’è Ubuntu e cos’è GNU/Linux:chi non lo sa può cercare su Wikipedia o su Google.
Ho sul mio PC la mia partizione Ubuntu dal 2004. Per essere più precisi ce l’avevo anche nel computer precedente e l’ho trasportata anche sul nuovo che aveva preinstallato Windows Vista.
Qualche settimana fa mi arriva in mail un link Google Video accompagnata da frasi entusiastiche come di chi aveva visto per la prima volta la vera luce.
Scusate. Mi ero riproposto di scrivere una recensione neutrale, ma temo che il mio scetticismo sia già evidente dall’ironia della prima frase.
Sono certo che capirete che con una presentazione del genere, degna della più classica delle bufale, non potevo non storcere il naso.
Per correttezza aggiungo che il mittente è un amico che non ha mai partecipato a queste catene di San Antonio, se non quelle puramente divertenti.
Ma torniamo all’e-mai: apro il link, parte il video, sposto lo sguardo sulla durata totale del video: oltre due ore! E nel frattempo noto i sottotitoli su un parlato in inglese e decido che salverò il link per rivederlo quando avrò più tempo e concentrazione da dedicarvi.
Così faccio, un po’ alla volta vedo le tre parti del documentario, nel frattempo mi documento e ne leggo online: si tratta di un’opera pubblicata gratuitamente dai suoi autori e disponibile oltre che sui principali siti di video sharing anche in download appoggiandosi ai canali P2P, con link diretti dal sito principale. Nel 2007 ha vinto un premio all’Artivist Film Festival, che a giudicare dal nome è un premio per il cinema attivista.
