L’ho installato qualche mese e l’ho finito nelle scorse settimane con grande soddisfazione.
Parlo di BioShock, a detta di molti uno dei migliori sparatutto degli ultimi anni. Ed essendo gli FPS un genere che mi ha appassionato dai tempi di Wolfenstein 3D, non potevo resistere all’offerta presso una nota catena specializzata in videogame.
Devo ammettere che la demo mi aveva lasciato piuttosto perpresso quando l’ho giocata un annetto fa. Problemi nella gestione dell’audio rendevano il gioco troppo confuso, soprattutto per le sue originali particolarità. A dire la verità anche installando il gioco completo ho avuto qualche problema con l’audio, ma sui forum della casa madre ho trovato la soluzione: attivare il “missaggio” per la registrazione nella configurazione Vista.
Sotto l’aspetto tecnico il gioco è veramente ben fatto: grafica meravigliosa, ottimo sonoro e rari i momenti di rallentamento (probabilmente dovuti più ad attività in background del mio PC).
Ora devo avvertirvi che potrebbero esserci delle anticipazioni sulla storia, quindi leggete a vostro rischio
Tutto l’apparato tecnico è al servizio di un’ottima storia e soprattutto di un’ambientazione tanto originale quanto ben studiata. Come accennavo nel titolo siamo in una variazione di steampunk, negli anni ‘50 una enorme città sommersa nell’oceano nel quale il nostro eroe si ritrova dopo un ammaraggio aereo.
La città di Rapture non ha niente in comune con Atlantide: siamo in una distopia, una città creata dalla volontà, dall’intelligenza e dalla ricchezza di un solo uomo, Andrew Ryan frustrato dalle limitazioni delle libertà nelle nazioni di superficie. Non trovando sbocco per la propria voglia di liberismo senza limitazioni, se l’è creato lì dove non avrebbe avuto ingerenze dalle potenze mondiali.
In Rapture non c’è freno all’autorealizzazione nè alla scienza o all’uso del potere: questa libertà ha portato alla creazione di mutazioni, rivoluzioni e follie: quando entriamo in Rapture il sogno di Ryan si è trasformato in un incubo in cui ogni cittadino si potenzia geneticamente con strane sostanze a scapito delle facoltà mentali. Un incubo in cui bambine create in laboratorio (e scortate da giganteschi “daddy” corazzati) estraggono preziosi residui dai cadaveri disposti per tutta la città.
Ovviamente toccherà al nostro protagonista mettere fine in qualche modo a qusto incubo, e per farlo dovremo utilizzare le stesse sostanze mutagene rischiando ogni volta un po’ della nostra umanità. Eppure ogni volta che usiamo i plasmidi (questo il nome delle sostanze) tornano dal nostro profondo dei ricordi inquietanti.
Così la risoluzione del problema di Rapture diventa anche una ricerca nel passato del protagonista stesso, con sorprese continue ed un finale che dipenderà dal modo in cui abbiamo condotto la nostra avventura.
Insomma giocatelo, ne vale veramente la pena.

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